Caso Miteni, il Bacino del Chiampo di nuovo parte civile

Nell'ambito del processo Pfas l'autorità del comprensorio idrico arzignanese è pronta a chiedere i danni anche per la contaminazione dovuta ai derivati del fluoro di «seconda generazione»: l'annuncio è del presidente Bevilacqua

Il Consiglio di bacino Valle del Chiampo ha deciso che nell'ambito del processo Miteni si costituirà parte civile anche per la contaminazione ambientale dovuta ai derivati del fluoro di seconda generazione meglio noti come Frd e C6O4 i quali ricadono nella grande famiglia dei Pfas: composti chimici diffusissimi nell'industria ma ugualmente molto temuti. La novità è stata annunciata oggi pomeriggio con una nota dal primo cittadino arzignanese Alessia Bevilacqua nella sua veste di presidente  del Consiglio di bacino delle municipalità del comprensorio del Chiampo. 

Più nel dettaglio nella nota, scritta tutta in gergo giuridico e amministrativo, viene evidenziato che durante «l'ultima seduta del Comitato istituzionale, il Consiglio di Bacino Valle del Chiampo ha deciso di costituirsi parte civile anche nel procedimento penale in relazione al reato di inquinamento ambientale delle acque sotterranee dai composti denominati Frd e C604, così come esposto... ad integrazione di quanto già stabilito dalla precedente delibera 20 del 22 ottobre 2019».

Detto in termini più comprensibili Bevilacqua fa sapere che in riferimento al maxi processo che avanti il tribunale di Vicenza vede coinvolta la trissinese Miteni in uno dei più eclatanti casi ambientali dell'ultimo decennio che riguarda tutto il Veneto centrale peraltro, lo stesso consorzio si è costituito parte civile non solo per l'inquinamento relativo alle sostanze Pfas di produzione più vecchia (tra cui i Pfoa) ma anche per alcune famiglie di fabbricazione relativamente più recente (comunemente noti come «Pfas di seconda generazione»).

Bevilacqua appresso aggiunge di avere dato mandato a Marco Tonellotto (un avvocato vicentino molto noto per la sue esperienza in diritto penale dell'ambiente) affinché lo stesso bacino si costituisca per l'appunto parte civile nei confronti degli imputati in modo che il legale «chieda e provveda alla citazione dei responsabili civili, chiedendo nei confronti di tutti i soggetti predetti, imputati o indagati o responsabili civili, il risarcimento di tutti i danni, nessuno escluso, che dalla vicenda oggetto di contestazione penale sono derivati al Consiglio di bacino, anche nella considerazione» del ruolo istituzionale ricoperto dallo stesso bacino «in relazione alla tutela delle acque e delle attività afferenti il ciclo dell'acqua» nonché delle attività «pertinenti il servizio idrico integrato».

La novità giunge a pochi mesi da una decisione storica della Cassazione penale la quale in una sentenza aveva stabilito espressamente che per alcune tipologie di reati ambientali, tra i quali alcuni assimilabili a quelli riscontrati nel processo Miteni, la prescrizione non interviene perché i danni cagionati da una determinata situazione ambientale perdurano ugualmente anche a processo in corso. L'argomento era stato approfondito da Vicenzatoday.it non più tardi del 6 novembre peraltro.

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